Difendersi
dalla violenza sessuale
Non è vero che siano vittime di violenza sessuale
solo le persone che adottano comportamenti a rischio o che non siano
capaci di difendersi con risolutezza.
Lo stupro può avvenire ovunque, anche di giorno,
alla fermata dell’autobus, in un aula scolastica, dentro la propria
casa. Quanto alla possibilità di difendersi, va detto che alcune situazioni
di terrore paralizzano il nostro corpo e ci impediscono di reagire.
Va inoltre considerato che le reazioni possono spesso innescare
maggiori violenze che arrivano all’assassinio della vittima: quando
il violentatore si vede frustrato il suo tentativo di mostrare la
sua onnipotenza si comporta come se avesse di fronte un nemico in
combattimento. Tuttavia si possono dare alcuni consigli utili per
stare più tranquilli:
- Non fidarsi mai delle apparenze, il violentatore
può essere chiunque.
- Conoscere bene le persone con cui si rimane
soli in situazioni a rischio.
- Al primo sospetto assumere atteggiamenti difensivi
e attirare l’attenzione di altre persone o allontanarsi velocemente.
- Se in automobile, staccare le chiavi dal cruscotto
e gettarle fuori dal finestrino: il violentatore si vedrà bloccata
la fuga.
- Attenzione a droghe e bevande alcooliche che
diminuiscono la capacità di vigilanza e riducono la sensazione di
pericolo.
- Anche se in luoghi isolati, urlare a squarciagola.
- Denunciare sempre alla polizia tutti gli episodi
di violenza: in genere gli stupratori vengono catturati con più
facilità degli altri criminali.
- Se si subisce violenza, non tenersi il segreto
ma confidarlo immediatamente ad un’amica/o, ai genitori, a chiunque.
- Se il trauma subito è troppo forte, richiedere
qualsiasi forma di assistenza psicologica.
Difendersi dalle molestie
Qualora si decida di non accettare corteggiamenti
indesiderati, mostrarsi risoluti e mettere il molestatore di fronte
alle conseguenze del suo gesto. Sconsigliabile cercare aiuto all’interno
del luogo di lavoro: i colleghi o i superiori fanno parte del sistema
che permette certe cose, lo accettano e non vogliono rischiare. Se,
una volta avvisato, la situazione continua, rivolgersi ad un avvocato:
oggi la legge è abbastanza severa, nonostante alcune recenti e controverse
decisioni della Corte di Cassazione.
Violenza sessuale Devono
essere definiti violenti tutti gli atti sessuali compiuti da una o
più persone su un’altra persona, contro la sua volontà o in tutti
i casi in cui la persona abusata non è consapevole di quanto stia
avvenendo. Il codice penale Italiano distingue tra Violenza carnale
e Atti di libidine violenti. La violenza carnale avviene quando la
vittima subisce una penetrazione anale o vaginale. Gli atti di libidine
sono tutti quegli atti orientati a produrre eccitamento sessuale nel
loro esecutore, mediante contatto fisico con parti del corpo della
vittima.
Si deve considerare abuso un atto sessuale delle
due categorie sopra riportate quando venga compiuto:
- usando la violenza
- usando la minaccia
- su persone di meno di 14 anni
- su un minore di 16 anni affidato a chi compie
l’atto
- su una persona incapace di capire cosa stia
succedendo a causa di problemi fisici o psicologici
- su una persona tratta in inganno
L’abuso sessuale costituisce una grave violazione
dei diritti e della dignità di una persona, e crea gravissimi problemi
a chi la subisce. Nei casi di abuso, non ci troviamo mai di fronte
a qualcosa che abbia a che vedere con la sfera della sessualità. Infatti
la sessualità è un momento di incontro piacevole tra due individui
che provano reciproca attrazione. L’abuso è solo una manifestazione
di forza con cui l’aggressore cerca di dimostrare a sé stesso o agli
altri il proprio potere. La violenza carnale sulle donne delle popolazioni
sconfitte in guerra era largamente praticata nel passato e, sebbene
gli eserciti moderni la vietino, sia durante la seconda guerra mondiale,
sia nelle guerre contemporanee che continuano a insanguinare il mondo
odierno, è stata e viene utilizzata come strumento per umiliare e
annientare psicologicamente l’avversario. In ambienti criminali viene
usata come punizione e minaccia, così come viene praticata nelle istituzioni
carcerarie come affermazione di potere della banda dominante.
Associare la violenza sessuale alla forza e al
potere è una tradizione presente in molte culture umane primitive.
Gli atti sessuali vengono, infatti, considerati una manifestazione
di energia vitale e l’erezione maschile il simbolo della potenza.
Ovviamente si tratta di una confusione simbolica dovuta a semplificazione,
ignoranza e percezione distorta. C’è da ritenere che in coloro che
compiono abusi sessuali, l’eccitazione sessuale e l’aggressività non
vengano ben distinte l’una dall’altra. Questo dipende sia dalle convinzioni
presenti nell’ambiente culturale di provenienza (ad es. nelle fasce
sociali più emarginate gli episodi di violenza sono frequenti e tollerati),
sia da convinzioni elaborate a livello personale. In genere l’abusatore
è una persona ostile che si sente sessualmente rifiutato e che manifesta
odio e disprezzo verso le sue vittime. Compiendo l’abuso prova l’eccitazione
della vendetta e della sua affermazione personale verso un ‘nemico’
creato dalla sua mente. Non è un caso che molti mariti pratichino
gli abusi sessuali verso le loro mogli ritenute ‘colpevoli’ di mancanze
nel rapporto coniugale. In Italia l’abuso sessuale è stato tollerato
sino a pochissimo tempo fa e i processi per stupro venivano condotti
all’insegna del più marcato disprezzo verso la vittima, verso la quale
veniva scaricata la responsabilità di aver, in qualche modo, attivato
la "naturale eccitazione" del colpevole.
Molestie sessuali sul luogo
di lavoro
Richieste ripetute e insistenti di rapporti sessuali,
da parte di persone che possiedono un’autorità nell’ambiente in cui
esse avvengono e sono rivolte a persone di rango inferiore, costituiscono
una molestia sessuale anche quando non siano accompagnate da atti
fisici. I molestatori si giustificano spesso adducendo sincero amore
verso le loro vittime, ma, in realtà, ciò che fanno è utilizzare il
loro ruolo di capufficio, proprietario, superiore, ecc. , per soddisfare
una pervertita equazione:
ho potere e quindi posso disporre sessualmente
di chi è gerarchicamente sotto di me.
E’ un atto di potere e di umiliazione ben diverso
dall’amore, molto simile allo Jus primae noctis (il diritto di passare
la prima notte di nozze con le spose novelle) che i signorotti medievali
esercitavano come forma di minaccia e oppressione dei loro sudditi.
Purtroppo è un fenomeno più diffuso di quanto non si creda, anche
se molte vittime preferiscano minimizzare e subire per non aver conseguenze
sulla carriera. Il fatto che alcuni sottoposti utilizzino tecniche
di seduzione per ottenere vantaggi professionali, è un altro fatto
che può configurarsi come una forma di prostituzione consenziente.
La molestia presuppone che uno dei due non accetti
il gioco, anche se si svolge solo su di un piano verbale, e che, dopo
aver mostrato di non gradire certe attenzioni, sia costretto a subire
pressioni, minacce o ritorsioni sul piano professionale.
Difendersi dai pedofili
Il compito spetta ai genitori, quando non siano
essi stessi gli autori della violenza. Purtroppo molte madri si accorgono
che qualcosa non va da parte del loro marito, convivente o di altre
persone della cerchia familiare ma restano zitte per vergogna o per
complicità. In questo caso gli insegnanti, i vicini, i parenti non
coinvolti, i fratelli e le sorelle, devono controllare bene la situazione
e, se necessario, sporgere denuncia: ne va dell’esistenza del bambino.
Le aggressioni da estranei vanno prevenute facendo molta attenzione
a coloro ai quali il bambino viene affidato. Va ricordato che, specialmente
nelle grandi città, i bambini non vanno lasciati mai da soli. Non
bisogna spaventarli rendendoli diffidenti verso qualsiasi estraneo,
va però creata a intorno a loro una cintura di protezione che verifichi
le intenzioni di chiunque si avvicini loro, avvertendoli, con parole
opportune che non tutti gli adulti che si avvicinano con gentilezza
e affetto, siano da considerarsi con fiducia. Visto che questo è un
sito dedicato ai giovani, invitiamo coloro che abbiano un fratellino
o una sorellina più piccoli a svolgere una parte dei compiti di custodia
che spettano ai genitori.
Pedofilia
Come abbiamo visto, il Codice Penale Italiano
punisce chi compie atti di natura sessuale su minori di 14 anni o
su minori di 16 quando essi siano sotto la tutela di chi compie gli
atti.
Gli atti sessuali compiuti verso un bambino, a
prescindere che ci sia violenza o meno, rappresentano un grave crimine
che segna pesantemente l’esistenza futura di chi ne sia vittima. Nei
primi anni di vita e durante l’adolescenza, le esperienze si fissano
stabilmente nella nostra identità, condizionando tutto il suo futuro
affettivo e sessuale. Va inoltre sottolineato che, se l’abuso sessuale
verso persone adulte può essere visto con maggior indulgenza in alcune
culture primitive e maschiliste, l’abuso di bambini è universalmente
condannato, il che mette l’abusatore in una condizione di perfetta
e totale consapevolezza rispetto al crimine che sta compiendo. Molti
pedofili si giustificano definendo la loro condizione ‘una malattia’.
Questo è sicuramente vero, ed è provato che la maggior parte di loro
sono persone che da bambini hanno subito le stesse violenze che infliggono
alle loro vittime. Tuttavia c’è da chiedersi come mai, invece di curarsi
spontaneamente, sino a che restano impuniti continuano le loro azioni.
Anche nel caso dei pedofili ci troviamo di fronte ad una confusione
tra delirio di potere ed eccitazione sessuale, ma in maniera molto
più grave di quanto avviene nei violentatori di adulti: non è un caso
che le rare volte in cui i bambini tentino di sottrarsi alle sevizie,
vengano quasi sempre uccisi. La pedofilia è, al tempo stesso, un crimine
ed una grave malattia sociale. Chi se ne rende colpevole deve essere
isolato e messo in condizione di non nuocere. La società deve reagire
a questo male che si porta dietro sviluppando tutte le misure educative
e preventive verso le famiglie e l’ambiente scolastico. Va ricordato
che l’80% dei casi di violenza sessuale su minori avviene tra le mura
domestiche, da parte di genitori, zii, amici di famiglia e simili,
mentre non sono pochi i casi in cui il crimine viene commesso da educatori,
insegnanti, personale di collegi e istituti, ecc. Le grida allarmistiche
lanciate nell’ultimo anno in Italia con toni esaltati e intenti criminalizzatori
di qualsiasi manifestazione di sessualità, di fatto servono solo a
creare il mito dei ‘mostri’, lasciando credere che essi si annidino
nei giardini pubblici o su Internet mentre si stia al sicuro solo
in famiglia. In realtà le campagne sessuofobiche di ispirazione clericale,
servono solo ad intorbidire le acque e bloccare qualsiasi analisi
consapevole dei problemi della sessualità, ed è proprio in queste
torbide acque che il crimine sessuale si nasconde meglio e può colpire
indisturbato.
L'abuso sessuale è un atto sessuale
compiuto da un adulto a danno di un bambino che, per via del grado
dello sviluppo fisico e mentale, non è ancora in condizione di acconsentire
con cognizione di causa e liberamente all'atto stesso. L'adulto approfitta
della grossa differenza, esistente nei rapporti di forza tra lui ed
il bambino, per persuaderlo o costringerlo alla partecipazione. Inoltre,
lo obbliga alla segretezza che condanna il bambino al silenzio, mettendolo
così nell'impossibilità di difendersi e di chiedere aiuto.
Per poter aiutare i bambini a non rimanere vittima degli adulti occorrerebbe
addestrarli e fornire loro informazioni adeguate affinché possano
proteggersi o rompere il muro di silenzio che li relega in una dimensione
di sofferenza per il loro vissuto interiore, sentito come incomunicabile.
Nel nostro Paese manca una cultura della prevenzione e della risposta
nei confronti della violenza sessuale ai danni dei minori. Prevale,
invece, una cultura della rimozione, della negazione o della delega,
anche perché l'adottare l'atteggiamento di chi non vede, non sente,
non parla in campo di abuso sessuale è comodo in quanto risparmia
la fatica di dover affrontare qualsiasi comunicazione verbale sul
proprio disagio sessuale e quello di un minore, specie se vittima
dell'abuso.
Spesso gli adulti si giustificano dicendo: "Non vogliamo turbare
il bambino, affrontando esplicitamente con lui questo argomento così
delicato e coinvolgente..." ma così facendo esprimono il loro
imbarazzo dovuto soprattutto alla mancanza di adeguate conoscenze
in tema di sessualità. Per superare questo "gap" occorrerebbe
coniugare la sessualità con la parola, tenendo presente che la trasmissione
delle informazioni deve essere connessa alla dimensione affettiva
e relazionale. In quest'ottica, la prevenzione contro gli abusi, cessa
di essere un iter burocratico e diventa uno strumento prezioso.
La prevenzione potrà pertanto essere primaria, cioè atta a prevenire
il disagio concernente la sfera sessuale; potrà essere secondaria
laddove un minore è portatore di problematiche sessuali a rischio
e terziaria nel momento in cui i minori sono risultati già essere
vittime di violenza e in questo caso possono essere aiutati a rompere
il muro di silenzio, a elaborare il senso di colpa che ne deriva o
ad interrompere la spirale dell'abuso qualora essa sia ancora presente.
Prima, però, di poter aiutare i minori sul problema dell'abuso sessuale
nell'infanzia dobbiamo smantellare una serie di miti, credere ai quali
rende difficile fermare o prevenire l'abuso.
Un mito è quello che non occorre preoccuparsi dell'abuso sessuale
nell'infanzia perché si crede che non succeda molto spesso. Un numero
svariato di ricerche riporta invece che 3-4 bambini su 10 (sia maschietti
che femminucce) vengono molestati sessualmente, in qualche modo, prima
che raggiungano la maggiore età.
Un altro mito è quello che i bambini si siano inventati di aver subìto
una molestia. I bambini invece non mentono o non fantasticano sull'essere
sessualmente abusati. Prima di tutto, parlano a seconda delle esperienze
che vivono, e non possono inventarsi informazioni a cui non sono stati
sottoposti. In secondo luogo, i bambini non raccontano storie che
potrebbero essere potenzialmente imbarazzanti per loro.
"Parlare di abuso sessuale serve solo a spaventare i bambini"
è un altro mito da sfatare. Parlare di sicurezza rispetto all'acqua
non toglie ai bambini la voglia di nuotare, ma insegna loro i possibili
pericoli e come evitarli. Per la propria sicurezza, dare informazioni
ai bambini sulle molestie sessuali è importante quanto insegnare loro
a stare attenti con il fuoco, l'acqua o per strada. Sono la mancanza
di informazioni o le informazioni inaccurate che spaventano di più
i bambini. "E' colpa loro se lo sono cercato" è un altro
mito che riguarda l'abuso. Invece se succede non è colpa della vittima,
perché nessuno ha il diritto di ferire l'altro. E' l'abusante, e non
la vittima, ad essere colpevole.
"Ciò che è successo non è così grave. I bambini lo superano".
Anche se l'abuso sessuale è "non violento", spesso implica
un genere sottile di violenza o di inganno. L'abuso è inoltre psicologicamente
dannoso sia per la vittima che per la sua famiglia. Come risultato,
la vittima spesso soffre a livello emotivo. Alcune conseguenze potrebbero
essere la perdita dell'autostima, la confusione, la depressione, il
senso di colpa e l'ambivalenza verso la propria sessualità.
"Mio figlio ha 6 anni ed è troppo piccolo per ascoltare informazioni
sull'abuso" è infine l'ultimo dei miti da sfatare. Una volta
sfatati questi miti, la cosa migliore da fare è informare i bambini
del problema dell'abuso sessuale. Non bisogna aver paura di dipingere
loro un mondo cattivo e crudele, fatto di adulti che approfittano
di loro, ma occorre saper comunicare che la sessualità è piacevole
e connessa all'amore, e che può assumere, in alcune situazioni, strane
connessioni con la violenza e con l'inganno. Insegnare e soprattutto
comunicare e raccontare la realtà ai bambini significa renderli consapevoli
dei "segnali di pericolo" e far loro conoscere cosa possono
fare per prevenirli (prevenzione primaria).
I bambini in età prescolare non sono pronti per discutere in dettaglio
sull'argomento, ma, al contrario, possono imparare come i propri sentimenti
ed emozioni possono aiutarli a prendere decisioni che riguardino il
proprio corpo, e a comunicare queste decisioni agli altri. Questo
tipo di apprendimento serve come primo passo vitale per proteggersi
dall'abuso sessuale. Scopo principale della prevenzione secondaria
è far comprendere ai bambini, prima di tutto, che se hanno un problema,
non importa quanto grande o piccolo, ci sono persone (sistema di supporto)
che possono aiutarli. Secondo, devono sapere che l'abusante, a volte,
potrebbe essere un loro conoscente di cui hanno fiducia.
Infine i bambini vittime di abuso devono sapere che "ciò che
è successo" non è colpa loro, che non sono soli e che dovrebbero
raccontare a qualcuno l'accaduto (prevenzione terziaria). Tale ottica
permette al soggetto in età evolutiva di accedere con un proprio discorso
alla sessualità, che non rappresenta la sottomissione del "corpo"
e dei "piaceri" ad un dominio estraneo adulto, ma, grazie
all'intervento di adulti empatici, incoraggia la costruzione di una
sessualità soggettiva e soddisfacente. Ciò passa attraverso l'acquisizione
del diritto di dire N0 agli adulti che fanno richieste alle quali
non si voglia acconsentire.
E' necessario, quindi, che tutti i soggetti in età evolutiva vengano
preparati, in modo che non siano lasciati in balia di se stessi, ed
evitino così di vivere l'esperienza traumatica dell'abuso. Occorre
quindi prepararli perché imparino ad impedire che questo tipo di esperienza
invada il proprio mondo interno e destabilizzi il proprio equilibrio
intrapsichico.
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